6) De Maistre. Sulla dignit del latino.
Secondo Joseph de Maistre la grandezza della lingua latina  data
dalla sua storia. I Romani le hanno impresso il senso della
maest. Essa poi  stata usata per civilizzare i barbari. Infine i
grandi scienziati l'hanno usata per scrivere le loro opere.
J. de Maistre, Saggio sul principio generatore delle costituzioni
politiche.

Niente uguaglia la dignit della lingua latina. Fu parlata dal
popolo-re, il quale le impresse quel marchio di grandezza unico
nella storia del linguaggio umano, che nessuna lingua, neppure la
pi perfetta,  mai riuscita a conquistare. Il termine di maest
appartiene al latino. La Grecia l'ignora; ed  soltanto per la
maest che essa rimase inferiore a Roma, nelle lettere come sui
campi di battaglia. Nata per comandare, questa lingua comanda
ancora nei libri di coloro che la parlarono. E' la lingua dei
conquistatori romani e dei missionari della Chiesa romana: uomini
che differiscono soltanto per lo scopo ed il risultato della loro
azione. Per i primi si trattava di asservire, umiliare,
sconvolgere il genere umano; i secondi venivano ad illuminarlo,
risanarlo, salvarlo; ma si trattava sempre di vincere e di
conquistare e, da una parte e dall'altra, si trova la stessa
potenza. [...].
E' la lingua della civilt. Mescolata a quella dei nostri padri, i
Barbari, ha saputo affinare, ingentilire e, per cos dire,
spiritualizzare quei rozzi idiomi che soltanto cos sono diventati
quel che vediamo. Forti di questa lingua, gli inviati del
Pontefice romano andarono incontro a quei popoli che pi non li
avvicinavano. Dal giorno del loro battesimo, costoro non l'hanno
pi dimenticata. Si dia uno sguardo a un mappamondo; la linea
d'arresto di questa lingua universale segna i confini della
civilt e della fraternit europea; al di l troverete soltanto
quella parentela umana che si trova fortunatamente dovunque. Il
segno distintivo dello spirito europeo  la lingua latina. [...].
Dopo essere stato lo strumento della civilt, mancava al latino un
solo genere di gloria, e lo conquist, quando matur il momento,
divenendo la lingua della scienza. I geni creatori l'adottarono
per comunicare al mondo i loro grandi pensieri. Copernico,
Keplero, Descartes, Newton e cento altri ancora, importantissimi
anche se meno celebri, hanno scritto in latino. Una enorme
quantit di storici, pubblicisti, teologi, medici, antiquari,
eccetera, inondarono l'Europa di opere latine di ogni genere.
Piacevoli poeti, letterati di prim'ordine restituirono alla lingua
di Roma le antiche forme e la riportarono ad un grado di
perfezione che non cessa di stupire gli uomini che paragonano i
nuovi scrittori ai loro modelli. Tutte le altre lingue, per quanto
studiate ed intese, tacciono tuttavia nei monumenti antichi,
probabilmente per sempre.
Sola tra tutte le lingue morte, quella di Roma  veramente
risuscitata; e, simile a colui che celebra dopo venti secoli, una
volta risuscitata, non morir pi.

G rande Antologia filosofica, Marzorati, Milano, 1971, volume
diciannovesimo, pagina 191.
